martedì 31 gennaio 2012

PROVINCE: aboliamole!!!

ITALIA DEI VALORI – FRIULI VENEZIA GIULIA
Su documento dell’Unione delle Province Italiane

Prima di dare notizia della posizione del gruppo consiliare di Italia dei Valori, presente in questa aula, dichiaro subito il nostro voto contrario al documento predisposto dall’Unione Province d’Italia, oggi posto, anche qui, all’ordine del giorno.
Mi dedico ora ad esaminare il documento che viene posto in discussione, la cui più immediata sensazione che mi reca è quella di avere in mano il documento di una lobby trasversale che esercita pressione sui propri Partiti di appartenenza perché abbraccino la causa delle migliaia di poltrone da assicurare ai propri dirigenti, che della politica ne fanno un professione piuttosto che un servizio reso ai cittadini…
Noi di Italia dei Valori rinneghiamo questo concetto e questa visione della politica e guardiamo all’innovazione di enti divenuti anacronistici e incancreniti in procedure che ne hanno ingessato l’operatività e la funzione di servizio ai cittadini.
Ma non accettiamo che ci si chieda, a priori, di rinunciare a partecipare alla rappresentanza democratica nelle istituzioni, pur da noi ritenute superflue, quasi come gesto di sfida, o meglio un ricatto, solo perché le riteniamo inutili. A maggior ragione dobbiamo esserci per vigilare su quanti vorrebbero, invece, non si disturbasse il manovratore.  Anche la futura dismissione dell’ente deve essere amministrata e assicurata ed è meglio che lo facciamo noi, piuttosto che solo chi ne vorrebbe la conservazione, con trasformazioni gattopardesche.
Nel documento osserviamo la consueta premessa e le solite considerazioni rese dal burocrate di turno, ma mai un proposito politico vero, di novità evidente, solo un patetico tentativo di arroccamento per tentare di salvare migliaia di poltrone e centri di potere.
Nello scorrere il documento potremmo dire che la grave situazione economica non c’azzecca con le funzioni dell’ente; che non c’è necessità che un organo istituzionale, competente per questo, debba ottenere la condivisione con i rappresentanti dello stesso ente, ma prenderne atto dato che le leggi le fa il Parlamento o, nel nostro caso, la Regione e non le amministrazioni territoriali; che la norma del governo Monti non deve tenere conto dell’eventuale aumento della spesa, ma dei risparmi ottenuti dal processo di semplificazione; che non serve considerare l’impatto prodotto dal trasferimento delle funzioni, ma adoperarsi perché si faccia in fretta; che la norma non avrà alcun effetto devastante sulle economie locali, poiché le risorse disponibili possono seguire la destinazione dell’investimento verso il nuovo organo competente che ne rileva le competenze dismesse.
Motivazioni prive di fondamento. La verità è che occorre una rivisitazione istituzionale complessiva e resa strutturale, non come è stato fatto con le comunità montane! Riteniamo che un ente intermedio non abbia la sufficiente autorevolezza per svolgere il ruolo di capofila in un tanto ambizioso percorso istituzionale e riformatore. Semmai partisse dalle Regioni o dai Comuni, enti maggiormente rappresentativi ci sentiremmo più coinvolti. Noi proponiamo di dare un segnale forte cominciando dall’ente, riconosciuto come il più inutile: la Provincia. Un ente che dopo l’istituzione delle Regioni ordinarie non ha più alcuna ragione di essere. Opera infatti, quasi esclusivamente, per materie delegate dalla Regione o dal Governo centrale, e quelle poche di propria competenza sono trasferibilissime, senza alcun effetto dannoso. Vogliamo parlare della viabilità provinciale? Nel Veneto sono ricorsi alla società regionale “Veneto Strade”, noi potremmo assegnarle a Friuli Venezia Giulia Strade; vogliamo parlare dell’edilizia scolastica? I Comuni sede di edifici scolastici possono fronteggiare immediatamente la gestione, assicurandola attraverso una riparametrazione delle risorse poste a loro disposizione; vogliamo parlare della vigilanza ittico-venatoria? Si avvii il Corpo unico di vigilanza ambientale regionale tra il Corpo Forestale regionale e le guardie venatorie provinciali, che si sovrappongono spesso nelle attività di vigilanza ambientale.
E poi, ancora, rileviamo una serie di richieste espresse in gratuito politichese che non hanno fondamento, a nostro vedere, sul piano concreto dell’azione amministrativa e, infine,  patetici tentativi di giustificare un ruolo impossibile da individuare in un’ottica di reale interesse per i cittadini.
Ma a cosa servono queste province se neanche i cittadini le sanno riconoscere?! Sono i Comuni che devono essere valorizzati e potenziati nelle competenze, spinti verso l’unione, non un ente ormai privo di ogni identità.
Siamo convinti che una percentuale altissima di cittadini non sappia neanche dove abbiano sede le province italiane, che una percentuale altrettanto rilevante non conosca i suoi rappresentanti, che pochissimi abbiano mai avuto necessità di rivolgersi per l’ottenimento di un servizio e non ne conoscano le competenze.
Non c’è necessità di tutelare i lavoratori che vi lavorano, perché nessuno verrà licenziato, ma solo trasferito ad altra amministrazione a svolgere le medesime funzioni, ottenendo, così, anche delle interessanti economie di scala relativamente ai costi pubblici.
Non sono, come si dice nel documento, i confini amministrativi di una provincia che individuano l’identità territoriale ma i movimenti sociali nelle loro dinamiche.
E’ stato entusiasmante, per noi di Italia dei Valori, accogliere, anche nella nostra Regione, migliaia di persone che ci raggiungevano ai banchetti, orgogliosi di poter esercitare un diritto di partecipazione democratica e a gran voce chiedevano di sottoscrivere la richiesta di soppressione delle province.
Noi non possiamo tradire queste aspettative!
….Ma non tradiamo neanche l’impegno programmatico assunto congiuntamente ai Partiti della coalizione di centrosinistra per dare voce a quanti credono in una alternativa di governo rispetto al governo Berlusconi, prima e…….. ancora oggi al governo ingessato e conservatore della nostra Regione.
Pertanto, fin quando l’ente di cui abbiamo chiesto una legge costituzionale che lo sopprima, sarà in vita, noi assicureremo il nostro contributo perché possa funzionare al meglio e perché l’innovazione istituzionale possa concretizzarsi progressivamente, contro ogni tentativo di conservazione.
Nel merito dell’argomento……Noi riteniamo che la proposta di legge costituzionale sull'abolizione delle Province, per la quale l'Italia dei Valori ha raccolto le firme, e la conseguente ripartizione delle relative competenze tra Comuni e Regioni, vada nel senso dell'efficienza, della sburocratizzazione e della lotta agli sprechi della pubblica amministrazione e va considerata un primo passo verso un complessivo processo di riforma dello Stato, fondamentale per la democrazia ed il futuro dell'Italia e, ci permettiamo di dire, anche dell'Europa. Il Governo Monti, in questo senso, ha colto questa spinta dalle quasi cinquecentomila firme raccolte da Italia dei Valori, la scorsa estate.
In particolare riteniamo che solo con una riforma razionale, organica e complessiva dello Stato e degli Enti Locali si potrà affrontare il tema delle caste, dei costi della politica e degli sprechi, il tutto nell'interesse dei cittadini e del nostro Paese.
Infatti, non c'è dubbio che uno Stato con le attuali Regioni, le attuali Province, gli attuali Comuni, e le migliaia di Enti di secondo livello non è il nostro modello di Stato e che la proposta di legge popolare sull'abolizione delle province costituisce, appunto, l'avvio di  un complessivo processo di riforma.
Tuttavia, rispetto al contenuto della riforma proposta dal Governo Monti, riteniamo che:
• sia una proposta insufficiente, peraltro a rischio di incostituzionalità, che non modifica, di fatto, l'attuale assetto istituzionale ma sottrae piuttosto alla libera determinazione del corpo elettorale la possibilità di eleggere i propri rappresentanti presso l'ente intermedio;
• se si vuole seriamente affrontare il tema delle riforme istituzionali, occorre che oltre ai provvedimenti economico/finanziari il governo presenti al Parlamento un disegno di legge sulla riforma generale del titolo V della Costituzione (riforma dello Stato e degli Enti locali) e relative leggi attuative. Detta riforma, conformemente al programma del nostro Partito, deve prevedere:
• dimezzamento dei parlamentari
• il passaggio al sistema monocamerale per quanto riguarda la funzione legislativa e la trasformazione del Senato in Senato delle Regioni
• la riorganizzazione ed il riassetto delle Regioni con particolare riferimento a quelle a statuto speciale
• rivedere l'articolazione delle Città Metropolitane valutandone l'estensione anche ad altre realtà.
• revisione e razionalizzazione delle società partecipate, con eliminazione dei consigli di amministrazione delle stesse e la nomina di amministratori unici.
Pertanto, l'Italia dei Valori nel rivendicare la sua azione riformatrice, ritiene di fondamentale importanza procedere ad una riforma organica degli Enti locali, che tenga, certo, anche conto delle specificità territoriali, quali quelle peculiari della nostra Regione.
Rispetto ad un voto dei consigli provinciali che abbia ad oggetto esclusivamente la proposizione di un ricorso di incostituzionalità della legge di riforma delle Province, l'Italia dei Valori ritiene di doversi esprime con voto contrario al documento proposto, oggi, dall’ UPI..
Si propone, invece, l'istituzione di una commissione paritetica, con rappresentanti dei vari livelli istituzionali (Comuni, Province, Regioni) che collabori con i competenti rappresentanti parlamentari per la messa a punto di una vera riforma degli enti locali.
Potevamo parlare e raccontare delle difficoltà che come amministratori ed eletti nelle Province abbiamo affrontato, e ancora stiamo vivendo in questo periodo, ma crediamo sia più importante ragionare in un'ottica complessiva di riforma dello Stato e di futuro. Tutto ciò per un vero federalismo che imponga un ripensamento del sistema dei poteri locali e richieda pertanto riforme forti e concrete, che non sommino spese centrali a quelle locali, ma che realizzino un federalismo delle responsabilità.
Ci sentiamo distanti, pertanto, dall’impostazione che l’UPI ha individuato per tentare il salvataggio delle province senza, invece, accogliere con interesse l’avvio di una fase di revisione istituzionale improcrastinabile, che, pure, è contenuta nella Legge 201 del 2011.
Li, 31 gennaio 2012